NEL CUORE DI FIRENZE, DA SEMPRE

Gli uffici direzionali, lo show-room, lo studio del fondatore del brand, Wanny Di Filippo, e il suo mirabolante museo del bisonte sono raccolti a pochi passi di distanza l’uno dall’altro, all’interno di un unico isolato disegnato dall’imponente sagoma di Palazzo Corsini, nello stesso luogo in cui, cinquant’anni fa, fu aperto il laboratorio artigianale da cui ha tratto origine Il Bisonte.

Lo showroom e gli uffici si trovano al secondo piano dell’edificio, uno dei più sfarzosi palazzi privati della città. Dalle finestre affacciate sull’Oltrarno, sulla chiesa del Cestello, sull’Abbazia di San Miniato, sul Forte Belvedere e sul Giardino di Boboli, si abbraccia in un solo sguardo tutto lo splendore del centro storico di Firenze.

Per accedervi è ancora possibile utilizzare lo scalone elicoidale del palazzo, un vero e proprio capolavoro dell’architettura barocca.

Lo studio di Wanny e il museo del bisonte si raggiungono invece attraversando la grande corte interna.

Il negozio si affaccia infine su Via del Parione che si stende – stretta e austera – da Piazza Goldoni a Via Tornabuoni, l’asse stradale prediletta dai più prestigiosi brand internazionali del lusso. Il negozio, che resta il primo e il più grande punto vendita del brand, è stato realizzato negli spazi al piano-strada un tempo occupati dalle scuderie del palazzo.

Il fronte del palazzo si specchia in tutto il suo splendore nelle acque del fiume Arno, tra Ponte Santa Trinita e Ponte alla Carraia.

Quell’isolato nel cuore della città un tempo era un grande giardino al cui interno sorgeva un casino di caccia dei Medici, la famiglia sotto il cui governo Firenze visse la più straordinaria stagione economica e culturale della sua millenaria storia. Non è improbabile che vi abbiano trovato ristoro gli artisti e gli intellettuali che frequentavano la corte medicea agli albori del Rinascimento.

Il Palazzo come lo vediamo oggi fu progettato nella piena maturità dell’epoca barocca e costruito tra il 1656 al 1737.

La sua comparsa all’interno di un tessuto urbanistico fiorentino, d’impianto quasi esclusivamente medievale e quattrocentesco, non passò inosservata. Quel primo e unico – nonché immenso – edificio barocco ispirato ai grandi palazzi romani fece scandalo tra i contemporanei. Troppo diverso, troppo nuovo, troppo sfarzoso, obiettarono i più. Ma il dado era ormai tratto e la città imparò ad amare lo splendore di quei muri possenti, dei terrazzi aperti sul fiume, della facciata scenograficamente affacciata sul lungarno, delle statue e dei vasi di terracotta posti a ornamento delle balaustre, delle grandi vetrate.

Nelle immense sale del palazzo, ricche di affreschi e stucchi e di opere d’arte dei più grandi artisti (tra i molti Pontormo, Filippo Lippi, Signorelli, Caravaggio), nel suo bel cortile, nello splendido ninfeo e nell’infilata senza fine delle sue stanze hanno vissuto e soggiornato nel corso dei secoli Papi, capi di governo, uomini di cultura e di scienza.

Primi tra tutti quelli appartenenti alla famiglia Corsini il cui nome è legato a quel palazzo fin dalla sua costruzione.

Era un Corsini Clemente XII, divenuto Papa nel 1740. La sua elezione segnò il culmine dell’ascesa della casata, il cui successo era cominciato nel medioevo con la fondazione di una banca destinata a estendere le sue attività in tutta Europa e a diventare uno dei più  importanti istituti finanziari anche di Londra.

Ancor oggi abitato dai discendenti della famiglia, il Palazzo può essere visitato su appuntamento.