All’inizio del 900 a Prato c’erano così tanti opifici tessili che la città divenne famosa come “la città delle cento ciminiere”. Oggi, grazie alla modernizzazione dei processi produttivi avvenuta soprattutto a partire dagli Anni Sessanta, le ciminiere sono solo un ricordo. Resta invece viva la tradizionale vocazione della città (la seconda più importante della Toscana in termini di abitanti) per la manifattura dei tessuti, principale attività economica dell’area pratese fin dal Medioevo, quando i suoi abitanti deviarono il corso di un fiume per portare alle loro fabbriche tessili l’acqua necessaria alla produzione.

Oggi centro di uno dei distretti tessili più importanti d’Europa (9000 aziende di medie, piccole e piccolissime dimensioni), Prato non ha dimenticato le radici artigianali della sua storia e come per secoli i tessuti allo stato greggio venivano rifiniti (finissaggio) attraverso diverse fasi di lavorazione (follatura, tintura, garzatura, cimatura, calandratura).

Ne resta testimonianza tangibile nell’alta qualità dei tessuti prodotti e nello straordinario Museo del Tessuto che raccoglie una collezione di oltre 6000 tessuti, velluti, damaschi, abiti, ricami, merletti e passamanerie provenienti da ogni parte del mondo: dall’Egitto copto al Perù precolombiano, dalle tessitorie europee e dell’Estremo Oriente (in particolare dall’India, dal Giappone, dalla Cina e dall’Indonesia) fino alle bellissime tessiture d’artista disegnate da Giò Ponti e Henry Moore e agli abiti realizzati in tessuto di Prato per le produzioni cinematografiche internazionali.

Vengono da Prato i tessuti utilizzati da Il Bisonte per la produzione di borse e accessori.