A Stia Il Bisonte acquista panni di lana unici al mondo e li impiega nella produzione di borse e oggetti di lifestyle.

La tradizione della lavorazione della lana in questo piccolo borgo steso sulle pendici dell’Appennino a metà strada tra Firenze e Arezzo è testimoniata da più di 2000 anni. Nelle seconda metà del XIX secolo vivevano s Stia 2000 persone. E ben 500 di loro lavoravano come artigiani nel grande lanificio del paese, dedito alla produzione di qualcosa di inimitabile: un panno di lana frutto della tosatura delle pecore della valle, trattato a mano per diventare riccioluto, super-resistente all’usura, impermeabile e anti-freddo. Il tessuto perfetto, dunque, per il viaggiatore o per chi passava all’aperto buona parte della giornata e anche per i monaci di vicini eremi di Camaldoli e La Verna

Il colore tipico del panno Casentino è nato per errore, dalla combinazione sbagliata dell’allume di Rocca e dei coloranti. Ma quell’inconfondibile rosso aranciato piacque moltissimo ai signori di Firenze e l’errore di produzione divenne l’anticamera del successo. Tra i più grandi estimatori dei cappotti arancioni in lana casentinese ci furono anche la famiglia reale italiana, Giuseppe Verdi e Giacomo Puccini. La consacrazione definitiva arriverà molti anni dopo, grazie al cappottino indossato da Audrey Hepburn.

Per conoscere da vicino la straordinaria tradizione tessile di Stia, è possibile visitare il Museo dell’Arte della Lana.