ROVIGO, 1945

Wanny Di Filippo nasce ad Adria, in provincia di Rovigo, nel 1945. Viene al mondo il 14 febbraio, ma gli ultimi bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale impediscono a sua nonna di andare in municipio a registrarlo. Ci andrà un amico contadino qualche giorno dopo. E sbaglierà la data per cui nei registri ufficiali risulta nato il 16.

Tutto va a modo suo anche col nome: la mamma vorrebbe chiamarlo Vanni, ma il prete che lo battezza si oppone perché “nel calendario dei santi non c’è nessuno che porti quel nome”. Gliene toccano due, di santi importanti: Giovanni e Antonio. Ma tutti, in famiglia e fuori, lo chiameranno sempre Vanni. W e y arriveranno dopo, per distinguersi dai troppi Vanni che lo circonderanno al suo arrivo a Firenze.

ROMA E MILANO, CARABINIERE A CAVALLO

Fin da ragazzo ha un grande interesse per l’arte, ma il padre – un pragmatico maresciallo dei Carabinieri – lo spinge a iscriversi a un istituto tecnico. Wanny non conclude gli studi. Si fa assumere come apprendista nell’officina di un elettrauto e nel frattempo coltiva la sua passione per l’arte seguendo per corrispondenza lezioni di pittura di una scuola parigina.

Arriva il tempo del servizio militare e Wanny si arruola tra i carabinieri a cavallo. 18 mesi tra Roma e Milano, come attendente dell’ufficiale Raimondo D’Inzeo, campione olimpico ai Giochi del 1960 e due volte campione mondiale. L’amore per i cavalli e per la natura lo accompagnerà per tutta la vita.

HIPPY IN VIAGGIO

Tornato in Veneto, trova lavoro come rappresentante di pezzi di ricambio per automobili. Viaggia molto, soprattutto nel centro e sud Italia. Ogni tanto si ferma, tira fuori dal bagagliaio tele e cavalletto e si mette a dipingere.

Sul traghetto che lo porta in Sardegna incontra Nadia, una giovane cantante che diverrà presto sua moglie.

In Sardegna Wanny e Nadia durante i fine settimana si trovano sulla spiaggia e, in pieno spirito hippy, intrecciano braccialetti e cinture e inventano borse che regalano agli amici.

Nel 1969 l’hobby per la pelle diventa il loro lavoro. Un amico di famiglia chiede a Wanny di disegnare una linea di borse per la sua azienda di pelletteria. Le sue proposte, considerate troppo innovative e lontane dalla moda del tempo – vengono rifiutate in blocco.

FIRENZE: NASCE IL BISONTE

Invece di scoraggiarsi, Wanny decide di mettersi in proprio e nel 1970 – sempre insieme a Nadia – apre il suo primo laboratorio artigiano nel cuore del centro storico di Firenze, in uno scantinato ancora segnato dalla drammatica alluvione che devastò Firenze nel novembre del 1966.

E’ da qui, dai pochi metri quadri del laboratorio di Via del Purgatorio 69, che comincia la storia de Il Bisonte.  E’ Wanny a scegliere il nome per il suo brand. Lo fa in omaggio all’animale che da sempre considera il suo totem, fatto com’è di forza e mansuetudine, di coraggio e resistenza.

In quei primi mesi di attività disegna anche il logo, ma gli fanno notare che il suo bisonte è così placido da sembrare una mucca. Dieci anni dopo, nel 1980, modificherà il profilo dell’animale e aggiungerà una stella, dando forma al marchio che tutt’ora connota tutte le sue creazioni.

IL PRIMO NEGOZIO

Nel 1973 apre il primo negozio de Il Bisonte, al piano terra del nobile Palazzo Corsini, dove ha tutt’ora sede il più importante punto vendita del brand. Complice la passione sfrenata di Wanny per i mercatini dell’antiquariato e la sua mania di collezionare mobili, oggetti e lampade, in pochi riescono a capire che cosa venda nel suo negozio. Ma è un luogo bellissimo, pieno di prodotti speciali e il successo non si fa troppo aspettare. La produzione cresce e ad aiutarlo arriva Luciano, allora sedicenne. Sarà il suo braccio destro per 40 anni, gestendo l’operatività dell’azienza anche dopo il trasferimento della produzione a Pontassieve.

A pochi passi dal suo negozio, sotto le volte affrescate di Palazzo Corsini, Wanny installa anche il suo studio e il primo nucleo di uno straordinario museo del bisonte in cui nel corso di quattro decenni raccoglierà più di 2000 opere d’arte, manufatti d’uso quotidiano e “oggetti affettivi” dedicati al suo animale preferito.

SPERIMENTAZIONI

Gli Anni Settanta sono un decennio di grande fermento creativo. Nadia, diplomata sarta, lancia la sua linea di abbigliamento in pelle; Wanny disegna alcune delle icone intramontabili de Il Bisonte: le trasformabili Caramella (1973), Maremmana (1974), Vagabonda (1976); la Doctor Bag (1980) e i primi zaini.

Nel 1980 la Renault produce per lui una Renault 5 modello “Le Car Van” personalizzata e, per consegnargliela, organizza un vero e proprio evento, riportato anche dai giornali dell’epoca.

Dopo la sperimentazione su forme e funzioni, arriva la voglia di osare con i materiali. Nel 1982 Wanny affianca alla tradizionale vacchetta – che sceglie pezza a pezza dai conciatori di Santa Croce sull’Arno – pellicce d’agnello, legno, metallo, crine di cavallo e tappeti. Nel 1984, su una spiaggia di Forte dei Marmi, toglie da una sedia-sdraio la tela a strisce colorate che la riveste e decide di farne una borsa. Non smetterà più di giocare con le righe.

ALLA CONQUISTA DEL MONDO

A metà degli anni Ottanta apre il monomarca di Parigi e da lì, con il passaggio dei buyer internazionali, ha inizio negli Anni Novanta la grande avventura giapponese, con l’apertura a Kyoto del primo dei 40 negozi attuali. Wanny, forte del suo stile inconfondibile, diventa immediatamente un’icona del Made in Italy.

L’AVVENTURA DELLA PALLAVOLO

Il 2003 segna l’avvio di un’altra lunga sfida vinta: Wanny decide di sponsorizzare la squadra di pallavolo Azzurra Volley. Grazie al suo sostegno e alla sua travolgente passione (per le partite decisive si tinge la barba d’azzurro), nel 2012 la squadra viene promossa in serie A. E lui decide di regalare alla città di Firenze un nuovo palazzetto dello sport (“Non ha alcun senso – spiega – essere il più ricco del cimitero”).

L’AMORE PER LA PROPRIA CREATURA E LA TRASFORMAZIONE IN AMBASCIATORE DEL BRAND

Nel 2016 – complice un brutto incidente automobilistico che lo costringe a letto per mesi e lo fa temere per il futuro della propria azienda – Wanny decide trovare un compratore che possa garantire uno sviluppo e un futuro all’amato marchio e alla squadra di collaboratori che per tanti anni sono stati come una famiglia. Il Bisonte viene rilevato dal fondo britannico Palamon Capital Partner. Il nuovo assetto lo libera dalle responsabilità operative, ma non dal suo legame con il brand, del quale resta un amatissimo e insostituibile ambasciatore in tutto il mondo.