STILE LIBERO

Barba lunga e immacolata, profilo da buongustaio, sguardo bonario e generoso.

Capelli bianchi raccolti in una coda che esce dall’immancabile cappello di paglia o di feltro. Una sciarpa buttata sulle spalle e/o una bandana annodata al collo (coloratissima o con micro-bisonti stampati).

Appoggiati sul naso, un paio di occhiali da vista e uno da sole, uno sopra l’altro. Tra lente e stanghetta (anch’essa multicolor) penzola, vezzoso, un bisontino.

Giacca maremmana dai colori sgargianti aperta su un gilet tirolese vintage di velour nero a fiorellini. Camicie decorate da una stellina, un bisonte e una bandiera italiana, cucite a mano da decenni dallo stesso artigiano di Arezzo.

I pantaloni (militari, tedeschi, con tasche) sono colorati a mano: un unico pantone verde, fuxia, giallo o viola, o con stampe camouflage. La cintura, di cuoio o coccodrillo, è fermata da fibbie importanti, alcune delle quali forgiate per lui da amici argentieri.

Dalla tasca fanno capolino un pendolo da rabdomante (“un modo facile per ricordare i sensi che ci siamo dimenticati di avere”), l’immancabile portasigari d’argento e un porta-monete in vacchetta naturale, che quattro decenni d’utilizzo hanno invecchiato fino a farla diventare quasi nera.

Anche le scarpe sono invecchiate dal tempo o colorate di scuro nella parte anteriore. I calzini – comprati in un negozietto di Parigi – sono colorati, rigorosamente spaiati quando c’è da essere scaramantici.

Al polso un orologio de Il Bisonte e due braccialetti di gomma della Mizuno, omaggio affettuoso dell’amministratore delegato dell’azienda.

Gli ingredienti dello stile gioiosamente anarchico di Wanny sono una girandola di colori che danzano su materiali classici: camoscio, cotone, lino, panno del casentino, velluto, paglia e feltro.

Nei grandi armadi ottocenteschi del suo guardaroba di legno ci sono quattro esemplari di ciascun capo. Il cambio di stagione si fa in un attimo: cappello di feltro per l’inverno / cappello di paglia per l’estate (ne ha più di 100); giacche di fustagno o lana del casentino in inverno / giacche di lino in estate; stivaletti in inverno / scarpe da barca da maggio in poi. Assenti i maglioni. Poche le cravatte, che si fa da solo, tagliando a mano il tessuto.

Gioca con tutti i colori dell’arcobaleno e con combinazioni ardite di tessuti e fantasie il look d’ordinanza di Wanny Di Filippo, anima, cuore e insostituibile ambasciatore del brand Il Bisonte. Fotografatissimo durante le kermesse della moda, venerato come un’icona dai fiorentini, idolatrato come una star in Giappone, dove il suo guardaroba è oggetto di culto.

Difficile immaginarselo nella rigida divisa dei suoi esordi, arruolato per diciotto mesi tra i carabinieri a cavallo.

Definirlo un dandy sarebbe riduttivo. Wanny è la libertà fatta persona: libertà di scegliersi il proprio stile e cucirselo addosso; libertà di giocare con forme e colori, incurante di qualsiasi regola; libertà di rimanere vestito come solo lui sa fare per decenni, sorridendo con distacco delle mode che passano e delle tendenze che invecchiano.

I suoi abiti non sono né una provocazione né una stravaganza. “Sono la mia pelliccia”, spiega. E in effetti gli stanno addosso perfetti, come un dono di natura.

Mito fondante dell’epopea de Il Bisonte, Wanny – anche con il suo stile inconfondibile – ha saputo essere ed è un ambasciatore del Made in Italy più autentico: ogni capo del suo vestiario racconta storie fatte di creatività innestata su un amore infinito per la qualità dei materiali e per la sapienza artigianale di chi li trasforma in cose uniche. Uniche e vere, proprio come lui.